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“Il terremoto copre tante cose, ma ne scopre tantissime altre”
Si sta compiendo un delitto, si sta spegnendo un’intera popolazione, quella della Valle del Belice” disse Danilo Dolci. “La burocrazia uccide più del terremoto, si può uccidere anche non portando avanti i progetti”.
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Ciao, da dove scappi?
Scappo dalle restrizioni alla libertà personale, sessuale, d’espressione e di riunione, dalla totale impunità e dall’ uso eccessivo della forza, dalle detenzioni arbitrarie, dagli stupri e dalle torture. Scappo dalla povertà a cui la guerra e il debito ai paesi occidentali che mai ripagheremo mi costringe. Ma soprattutto scappo dalla morte sicura.
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Chiedilo a un bambino
Gianbattista Scidà ne parlò. Parlò di quartieri costruiti senza spazi verdi e scarsità di luoghi di aggregazione, dell’assenza di strutture scolastiche, di scarsa presenza delle forze dell’ordine, di diritti negati.
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Oggi Catania si è stretta attorno ad un unico dolore
Un susseguirsi di corone di fiori, di applausi, di sgomento, di sincera commozione. Ma anche di frasi fatte e di qualche telefonino alzato a riprendere chissà quale foto o video possibilmente da condividere. Però non fanno numero, erano sporadici. Non fanno numero perché oggi i cittadini catanesi hanno letteralmente abbracciato Dario Ambiamonte.
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Brucia Catania
Brucia Catania, brucia la sua periferia tra Zia Lisa, Librino, San Giorgio, fino all’Oasi del Simeto. Brucia Monte Po e la discarica abusiva di cui tutti sanno e a cui nessuno provvede. Brucia l’amianto ed i rifiuti illeciti.
